Rutilio Benincasa e l’Almanacco Perpetuo

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Rutilio Benincasa e l’Almanacco Perpetuo

Rutilio Benincasa e l’Almanacco Perpetuo.

Almanacco Perpetuo di Rutilio Benincasa

Frontespizio dell’Almanacco Perpetuo di Rutilio Benincasa dell’edizione veneziana del 1665

Rutilio Benincasa nacque  nel 1555 a Borgo Partenope (anticamente denominato Torzano), frazione del Comune di Cosenza. E’ incerto il luogo e l’anno della morte, che sembra essere avvenuta intorno al 1626. Il suo nome è legato alla sua opera più famosa, l’Almanacco Perpetuo, scritta nel 1587 e stampata a Napoli per la prima volta nel 1593.

Un’opera complessa e basata sulle previsioni astrali.

Gli vengono attribuite molte opere inerenti il gioco del Lotto, fra cui alcune tavole numeriche, secondo cui sarebbe possibile prevedere l’uscita dei numeri. Tuttavia solo alcuni scritti sono effettivamente a lui riconducibili. Il successo del suo Almanacco è dimostrato dalle moltissime edizioni che furono ristampate nel corso dei secoli fino ad oggi. Nei suoi scritti troviamo una grande precisione di calcoli astronomici, ma anche un rozzo e scorretto utilizzo della lingua latina. Si è ipotizzato che fosse un autodidatta con una grande propensione per l’astronomia.

L’Almanacco Perpetuo è una vera enciclopedia di varia erudizione, dove sono condensate notizie storiche (vere o presunte), astronomia, elementi di matematica e agricoltura. E’ un testo sorprendente per la complessità e per la varietà degli argomenti, sintesi delle credenze cabalistiche popolari e delle cognizioni scientifiche del tardo Cinquecento.

La popolarità del trattato del Benincasa portò presto all’autore la fama di mago ed indovino. Attribuendogli il potere di presagire il futuro e di conoscere l’ignoto, il suo trattato divenne una sorta di oracolo. Allo stesso Benincasa è attribuita l’ideazione della “Cabala responsabile”, una prima versione della Smorfia. Era utilizzata per l’interpretazione degli eventi e dei sogni da trasformare in combinazioni vincenti per il gioco del lotto.

Non deve destare sorpresa quindi che numerose copie circolassero per tutta la penisola.Pagina dell'Almanacco Pertetuo di Rutilio Benincasa

Grazie al rapido successo, l’opera ebbe poi numerose edizioni con aggiunte ed interventi di vari studiosi, che ne ampliarono considerevolmente il contenuto originario. L’intervento più consistente fu quello di Ottavio Beltrano, verso la metà del Seicento. Egli ridistribuì in cinque parti la materia trattata, aggiornò le numerose tavole e le effemeridi calcolate dal Benincasa. Inoltre aggiunse intere sezioni di proprio pugno, quasi raddoppiando il contenuto dell’opera originale. Infatti le edizioni veneziane stampate negli anni 1661, 1665, 1668 nella tipografia di Nicolò Pezzana portarono lo sviluppo dell’opera a 516 pagine.

Nel tempo le numerose ristampe subirono ulteriori “aggiornamenti” e modifiche.

Purtroppo non sempre sono rispettose della versione originale del Benincasa e del suo più autorevole revisore. Infatti fino alla fine del 1700, il testo si mantenne sostanzialmente inalterato rispetto alla revisione del Beltrano. Ma, a partire dall’Ottocento, vengono stampate edizioni sempre meno fedeli con frequenti omissioni, anche di interi capitoli. Inoltre i numerosissimi errori di stampa, alterazioni di disegni  e tavole hanno reso il testo odierno inutilizzabile e lontano dall’ideazione originale.

Rimane ancora oggi il grande successo delle prime edizioni dell’Almanacco Perpetuo di Rutilio Benincasa: le vendite online all’asta anche di volumi malconci e mutili sfiorano e talvolta superano i mille euro.

 

Sitografia di riferimento:

Teresa Reda Galleria dell’Accademia Cosentina

Oreste Parise Articolo 12

Stefano Vannozzi Articolo wordpress

 

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